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Un garofano
Decantavo altro fiore,
ma nel pianoro ti vidi,
fremente di gioventù
rorido di vita.
Contrastai l'aspro volere
del padre che ti rigettava
della madre che ti questionava.
Diventasti mio, io tua,
nel timido meriggio
di inizio estate,
nella culla delle mie braccia
ancora diafane.
Assassini
si accumularono gli anni
trucidando prima i giorni
poi me
infine i sogni.
Il tuo manto fulvo
sorbì lacrime e grida
mie, e nostre,
secondo il patto
di imperitura fedeltà
fra stirpe mia e tua.
Cedesti
come cede ogni stelo
ogni fiato in terra -
al gelo fatale.
Oggi il nome tuo
svanisce nella terra -
con lui la mia prima
prova di madre.
Ancora lacrime,
ma ora incelabili.